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ASL RMC

Casa Famiglia di Via Principe Eugenio (dal Novembre 2000).

Novembre 2000: La residenza inserita nel quartiere offre all’utente un insieme di potenziali relazioni, che necessitano del supporto dell’operatore che ha il ruolo di accompagnare e facilitare l’utilizzo delle opportunità e risorse del territorio, assumendo la funzione di mediatore sociale. La struttura, a media protezione, attualmente ospita sei pazienti giovani- adulti (età media trentacinque anni), entrambi i sessi, provenienti da precedenti esperienze comunitarie, con gravi patologie e accomunati da una relativamente lunga storia psichiatrica alle spalle. La Casa Famiglia di Via Principe Eugenio, attiva da Novembre del 2000, è situata in un ampio e luminoso appartamento composto da quattro camere da letto, un salotto, due bagni, una cucina ampia, un ripostiglio. L’appartamento è stato arredato con cura e progressivamente negli anni, sollecitando la partecipazione degli utenti ed accogliendo le loro richieste. Si è così potuto realizzare un ambiente personalizzato, confortevole e accogliente. La struttura è ubicata in un grande condominio, nel centro di Roma, molto bene collegata con tutti i servizi. La Casa Famiglia è coordinata da un responsabile psichiatra della ASL, coadiuvato da un assistente sociale e da personale infermieristico. Il servizio di assistenza integrativa, affidato dalla cooperativa a sostegno dei progetti terapeutico-riabilitativi personalizzati, è organizzato per fasce orarie. Si propone di fornire un’assistenza primaria, favorire percorsi di autonomia personale, accompagnare e sostenere l’inserimento nel sociale, comprendere e contenere la sintomatologia psichiatrica dei singoli utenti, contribuire alla riappropriazione dei diritti sociali. È fondamentale l’integrazione con il personale del CSM per prendere visione del percorso riabilitativo e del contratto di ogni singola ospite, soprattutto in occasione di nuovi inserimenti. Il servizio prevede un continuo aggiornamento dei progetti personalizzati in accordo con il responsabile istituzionale. L’organizzazione degli spazi abitativi individuali e comuni e la conoscenza del territorio e delle sue risorse, rappresentano altri passaggi fondamentali nell’articolazione del servizio. Gli operatori sono impegnati in un continuo lavoro di mediazione e di tramite nei rapporti fra le utenti ed il vicinato, al fine di creare relazioni positive che ne favoriscano l’integrazione e l’autonomia. Di fatto nel corso di questi ultimi anni i rapporti con il condominio sono buoni e stabili nonché con i commercianti della zona. Operativamente, si evidenziano i seguenti obiettivi che possono favorire l’attivazione delle potenzialità di autonomia personali: - l’acquisizione di abilità domestiche (riordinare i propri spazi e, a turno, quelli comuni; lavare e stirare i panni; svolgere lavori domestici etc.); - la normalizzazione degli orari attraverso una precisa strutturazione della vita quotidiana; - l’inserimento in attività esterne che abbiano uno scopo espressivo-riabilitativo e/o di tipo professionale (inserimento lavorativo, tirocini di lavoro …) In accordo con il C.S.M. di riferimento gli utenti sono inseriti nelle attività dei Centri Diurni, in progetti di formazione professionale e in attività lavorative. Un altro aspetto da sottolineare, è rappresentato dalle attività socio-riabilitative di volta in volta realizzate in modo flessibile e diversificato in base alle necessità dei singoli utenti ed alla fase attraversata dal gruppo nel suo insieme. Gli utenti sono inseriti presso le palestre o piscine locali secondo le proprie scelte. Inoltre, parte integrante dell’organizzazione sono i soggiorni estivi, le gite infrasettimanali ed i fine settimana, attività finalizzate non semplicemente ad arricchire le stimolazioni di tipo ludico-ricreativo ma soprattutto a favorire una più adeguata integrazione con l’ambiente, inteso in senso lato, e una più funzionale percezione del tempo libero. Uno dei punti di forza del lavoro svolto in questi anni è rappresentato dalla designazione, per ogni utente, di un operatore di riferimento all’interno del gruppo di lavoro. La presenza dell’operatore modulata in tempi e spazi definiti, esercita un continuo e costante esercizio di relazione, che consente di riconoscere i reciproci ruoli e individualità. Il suo “entrare ed uscire” dalla casa intende potenziare e sostenere le risorse di responsabilità e di autonomia degli utenti, nello stesso tempo intende accogliere i bisogni più interni di vicinanza e contenimento. Una relazione utente-operatore basata sulla fiducia consente di lavorare sul riconoscimento delle opportunità e contribuisce a restituire al progetto riabilitativo temporalità e contrattualità. L’alta professionalità degli operatori della riabilitazione psichiatrica che lavorano nella nostra Cooperativa, ha rappresentato un considerevole valore aggiunto nella realizzazione degli obiettivi di questa struttura residenziale.

Casa Famiglia di Via Kafka (dal novembre 2001).

Novembre 2001: La struttura, a media protezione, ospita attualmente quattro donne affette da gravi patologie psichiatriche, di età compresa tra 24 e 55 anni. Le utenti provengono sia da precedenti esperienze di Comunità Terapeutiche, che direttamente dalle famiglie di origine, tramite segnalazione del CSM, all’interno dell’articolazione del proprio progetto terapeutico-riabilitativo. Per il primo anno, il progetto prevedeva un’alta protezione, assicurando quindi una copertura di operatori sulle 24 ore. Dal secondo anno in poi, l’assistenza è stata ridotta alle 12 ore diurne, mantenendo però un pacchetto di ore a disposizione del personale di cooperativa per rafforzare l’organico in situazioni di crisi o in concomitanza di nuovi ingressi. Tutte le utenti sono inserite in situazioni lavorative o in progetti di formazione professionale. La struttura è ubicata all’undicesimo ponte nel quartiere del “Laurentino 38”, nella periferia sud della città di Roma. Fin dall’inizio del progetto si è cercato di limitare gli effetti dell’isolamento prodotto da tale collocazione territoriale, creando una rete di relazioni mediante l’utilizzazione dei servizi esistenti nella zona stessa. La Casa Famiglia è coordinata da un responsabile psicologo della ASL, coadiuvato da un assistente sociale e da personale infermieristico. Il servizio di assistenza integrativa è affidato alla cooperativa, a sostegno dei progetti terapeutico-riabilitativi personalizzati, organizzato per fasce orarie. Il modello di conduzione e gestione è molto simile al progetto di Via principe Eugenio al quale si rimanda per la relazione.

Casa Famiglia di Via Frignani (dal marzo 2005).

È un’altra cooperativa che ne ha gestito la fase di avviamento. La nostra cooperativa è entrata nella fase di rinnovo aggiudicandosi l’appalto nel Marzo 2005 Progetto residenziale socio riabilitativo per 4 ospiti,con l’obbiettivo di promuovere e migliorare l’autonomia personale nonché l’integrazione sociale fino al raggiungimento laddove possibile, dell’inserimento in progetti di lavoro protetto. La residenza di Via Frignani si trova nel quartiere di Spinacetto che offre un assetto strutturale (parchi, palestre, negozi…) ed un tessuto sociale accogliente consentendo agli ospiti una ampia capacità di movimento ed una occasione di rete relazionale. La residenza è diventata, nel tempo, un luogo familiare di incontro per molti altri pazienti variamente inseriti nelle attività riabilitative promosse dal CSM e dal Centro Diurno del Distretto. Per ogni utente il programma residenziale è personalizzato a secondo degli obbiettivi contemplati dal progetto terapeutico riabilitativo studiato insieme ai referenti responsabili del caso, e spesso rivisitato insieme via via che emergono cambiamenti e nuove esigenze.

 Casa Famiglia di Via Alba (dall’Aprile 2005).

Nata per necessità della ASL C di prosecuzione di progetti socio riabilitavi post comunità, si è costruito tale progetto sulla disponibilità di un utente di condividere il proprio appartamento con una ospite. Ambedue le due donne richiedevano un assistenza diurna presso un luogo di vita individuato nell’appartamento disponibile. Tale progetto è stato affidato alla nostra cooperativa nel Aprile 2005 .

 SPDC S. Eugenio (dal 2004).

Progetto ideato nel 2004 per decontenere un utente molto grave, ritenuto violento, ricoverato da anni presso il reparto ospedaliero. Il progetto prevedeva, in un primo tempo, l’impegno di alcuni operatori nel rapporto con il paziente al fine di ripristinare un livello di comunicazione che, con il tempo, possa portare l’utente ad un livello maggiore di autonomia. E’ importante e molto difficoltoso ripristinare un rapporto con i familiari molto diffidenti ed oppositivi verso il progetto. Per ovviare a questo livello degradato di comunicazione l’ équipe degli operatori ha strutturato dei colloqui con i genitori del paziente con scadenze regolari. La prosecuzione del progetto prevede un percorso con il paziente che vada nella direzione di acquisizione, di abilità, di verifica dei livelli di autonomia e di capacità di relazione con gli altri. Il progetto prevede infatti che vengano portate avanti con DR attività di risocializzazione quali: uscite, partecipazione ad eventi, possibili gite, sperimentazione di attività manuali. La fase decontenzione è stata lunga e irregolare nel tempo ma ad oggi il paziente completamente liberato dalle fasce si muove nel reparto e anche nell’esterno senza più aggredire nessuno. Purtroppo una complicazione nello stato di salute dell’utente ha fatto posticipare il suo inserimento presso una comunità terapeutica dove proseguire il suo programma d’intervento.

 
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