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ASL RME

Progetti in convenzione con la Asl RM/E:

Municipio XVII

Comunità Terapeutica di Via Montesanto, 71 

Case Famiglia di Via Timavo e Via Corridoni Municipio

Municipio XVIII 

“Progetto Giuseppina” 

Comunità di Castel di Guido 

Casa Famiglia di Via Sodini

Comunità alloggio di Via E. Bondi

Casa Famiglia Via Labia

Municipio XIX

Servizio U.O.R.A 

Comunità di Via P.Gasparri

Municipio XX

Casa Famiglia Via Antonino di Giorgio 

Comunità di convivenza di Villa Alda •

Co di Co Valle della Storta

A.I.A. – Area Interdipartimentale Adolescenti 

Centro Diurno di Via F. De Sanctis

 Comunità Terapeutica Via F. De Sanctis 

Gruppo Appartamento di Via Oslavia 

Presidio di Via Plinio

CENTRI DIURNI ASL RM E:

Centro Diurno di Via Montesanto;

Centro Diurno Via Ventura;

Centro Diurno di Via Borromeo;

Servizio UODCA per la cura dei disturbi dell’alimentazione.

Centro Diurno per pazienti psichiatrici di Via S. Godenzo

UOC XVII

Comunità Terapeutica di Via Montesanto (dal 1997)

Nata nel Maggio 1997 la Comunità accoglie 15 pazienti psichiatrici in particolare: Giovani psicotici in prima crisi che si avvalgano del percorso in Comunità come unica occasione per la separazione e l’individuazione rispetto ad un contesto familiare cronicizzate. Giovani e meno giovani utenti per lo più psicotici, anche affetti da disturbi di personalità non gravi che trovandosi in una situazione di stallo nell’ambito del rapporto con la equipe di riferimento, individuino nel percorso in C.T.R. la possibilità di sviluppare un’abilità da loro scelta. Gravi disturbi di personalità che necessitano di un assiduo contenimento dell’impulsività o delle istanze antisociali e che, nei casi estremi, possono avvalersi del percorso in C.T.R. come misura alternativa all’Ospedale Psichiatrico Giudiziario. L’ingresso in Comunità è preceduto da un contratto stipulato con il paziente e la sua famiglia, contratto che definisce il tempo di permanenza, gli scopi, le regole sia comunitarie che individuali. Regole che possono determinare, se trasgredite frequentemente, l’allontanamento dalla Comunità. La Comunità Terapeutica Riabilitativa è uno spazio strutturato che promuove processi psicologici evolutivi in persone che soffrono di gravi forme di patologia mentale e che non possono ricevere beneficio dal solo trattamento ambulatoriale, domiciliare o semiresidenziale. Essa ha come scopi lo sviluppo negli utenti di capacità relazionali e comportamentali maggiormente adeguati rispetto al contesto abituale di vita, nonché il miglioramento dell’inserimento sociale e, inoltre, ha l’obiettivo di favorire la relazione terapeutica con l’equipe di riferimento per il proseguimento del progetto terapeutico dopo la dimissione. La convenzione con la ASL, stabilisce una presenza degli operatori della Cooperativa sulle 24 ore. Quindi gli operatori della Cooperativa svolgono turni di lavoro sulle 24 ore, durante le ore diurne sono impegnati nella conduzione di gruppi terapeutici, uno la mattina e uno il pomeriggio, le altre ore sono prevalentemente dedicate ad accompagnare i pazienti nella cura di se stessi e degli spazi comunitari. Inoltre si svolgono delle attività di carattere espressivo, come i laboratori di giardinaggio, laboratorio di pittura e alcuneLe attività elencate vengono svolte a cadenza settimanale e supervisionate a intervalli variabili. Gli operatori della Coop. hanno inoltre articolato nel tempo una serie di incontri di co-visione: i co-visori – operatori della Comunità con formazione psicoterapeutica e con una lunga esperienza nel campo della riabilitazione psicosociale – mettono la loro esperienza al servizio dei conduttori degli altri laboratori, ponendo le basi per una rete di pensiero che sostiene e raccorda le molteplici attività della C.T.R. Il programma riabilitativo della CTR prevede parecchie attività esterne come la visione di film, le uscite cittadine e le gite, prevalentemente in luoghi di montagna. Nel corso dell’anno si svolgono numerosi seminari tenuti dagli stessi operatori della Cooperativa che facilitano un approfondimento ed un confronto sulle tematiche della vita comunitaria e delle psicosi non trascurando anche temi di cultura generale. Il progetto si è molto allargato con la prosecuzione di programmi terapeutici per degli utenti uscenti dalla Comunità ma che vengono “accompagnati” gradualmente nella loro casa e continuano a frequentare la comunità per alcune ore del giorno, per la somministrazione della terapia farmacologia o per eventi particolari. Gli utenti con un contratto di Semi-Residenzialità attualmente sono quindici. Nella comunità è molto intenso il lavoro di rete con le realtà territoriali .

Case Famiglia di Via Timavo e Via Corridoni (dal 2003)

Le Case Famiglia via Corridoni e via Timavo, per utenti psichiatrici, sono situate in Roma nelle omonime vie. Gli appartamenti, di proprietà del comune di Roma, si configurano come case famiglia municipali, coordinate da un’assistente sociale del municipio per alcune funzioni e da un’assistente sociale della ASL per altre. Nella casa famiglia di via Timavo vivono tre uomini ultrasessantenni, con gravi patologie fisiche oltre che psichiche ex degenti dell’ospedale psichiatrico Santa Maria della Pietà di Roma, dimessi dopo un percorso terapeutico-riabilitativo nella Comunità di Via Gasparri. Nella Casa Famiglia di via Corridoni vivono quattro donne di circa sessant’anni, precedentemente residenti a “Casa Mangione”, anche loro con gravi patologie psichiatriche e con problemi fisici. Le Case Famiglia non rispondono, semplicisticamente, al bisogno alloggiativo ma sono parte integrante del progetto riabilitativo del singolo paziente; rappresentano un segmento importante dell’articolazione territoriale del Dipartimento di Salute Mentale. Dal 2003 gli operatori della Cooperativa, attraverso un servizio di assistenza programmato per fasce orarie, assicurano un intervento di supporto domiciliare di tipo socio-riabilitativo all’interno di progetti personalizzati finalizzati a migliorare la qualità della vita degli utenti e il loro grado di soddisfazione. L’obiettivo primario di tipo riabilitativo è quello di promuovere e migliorare il grado di un livello di autonomia abitativa intesa nei termini della capacità di gestire autonomamente compiti e funzioni che comportano il “vivere” in una casa, con un grado “sempre più evoluto” di proprietà dello spazio in cui si vive.

UOC XVIII

Progetto Giuseppina (dal 1997).

Il progetto nasce per dare risposta a pazienti con sofferenza grave che non trovavano posto nei progetti di dimissione per la chiusura definitiva dell’ospedale psichiatrico Santa Maria della Pietà. È stato elaborato nel 1997 un progetto riabilitativo specifico e mirato per pazienti particolarmente gravi. L’intervento è stato in primo luogo destinato a due donne, entrambe tagliate fuori da qualsiasi relazione con il mondo esterno, completamente incapaci di procurarsi il necessario per vivere, incapaci di prendersi cura di sé stesse, di tenersi pulite, di vestirsi. La prima fase dell’intervento ha coinvolto esclusivamente un gruppo di operatori della cooperativa che si alternavano frequentemente nell’accoglienza, l’ascolto dell’una e l’altra, nel rispetto dei loro tempi di persone sofferenti, fino alla consolidazione di un rapporto di fiducia. Il lavoro svolto nel corso del primo anno ha reso gli operatori più certi della possibilità di lavorare con buoni risultati con utenti particolarmente gravi e non collaborativi, ma anche più consapevoli di quanto il contesto, il clima emotivo, l’accordo interno all’équipe e la coerenza siano di vitale importanza nella riabilitazione di pazienti che per decenni sono stati muti ed invisibili, nonostante la loro fama di eccitabili e violenti. Quindi il gruppo delle due donne è stato allargato e si è costituita la Comunità Progetto Giuseppina che si è trasferita in Via Graziani, n° 42. La struttura ad alta protezione ad integrazione con il personale del DSM ospitava 5 donne e 3 uomini tutti con grave patologie. La struttura, che presentava delle difficoltà strutturali, si è infine trasferita in Via Casal Piombino nel Febbraio 2005. Nella nuova struttura molto più grande sono stati inseriti 8 uomini provenienti da un altro progetto finalizzato al superamento del manicomio. A tutt’oggi la Comunità Progetto Giuseppina rimane un luogo molto stimolante e positivo. Gli ospiti sono sempre al centro del progetto, dell’attenzione, degli interventi. La relazione è privilegiata a tutti i costi rinunciando qualche volta al rigore. L’atmosfera molto vitale, dove si diffonde una grande creatività, conquista subito i visitatori – che sono stati tantissimi nel corso di questi anni – e chiunque entri a sua volta in relazione con gli ospiti. È un progetto molto dinamico che presenta un lavoro sulla cura del sé molto attenta anche per contrastare l’alto grado di gravità degli ospiti. Il lavoro è molto centrato sulla relazione, e, in quest’ottica, la presenza di personale volontario o in formazione consente un intervento personalizzato, per lo meno con piccoli gruppi, rispettando affinità e predisposizioni naturali. Di grande supporto al tutto il progetto è il coinvolgimento intensivo dei famigliari, i quali condividono eventi, cambiamenti, problemi e criticità della Comunità.

Comunità Castel di Guido (dal 2003).

La comunità terapeutica di Castel di Guido è nata nell’ambito del superamento dell’ospedale psichiatrico, ospita 10 utenti e per alcuni anni è stata gestita esclusivamente da personale dipendente ASL. Nel corso degli anni sono stati inseriti anche utenti del territorio. La struttura ospita pazienti psichiatrici gravi che hanno bisogno di un’assistenza sulle 24 ore. Nel corso del 2003 la cooperativa è stata chiamata a fornire personale ad integrazione del personale dipendente ASL. Trattandosi di pazienti particolarmente “difficili”, sono stati impiegati educatori, psicologi ed infermieri professionali, con una turnazione sulle 24 ore. Nonostante la gravità e la cronicità degli ospiti residenti in comunità, si lavora molto su progetti personalizzati e si favoriscono gli inserimenti, per attività specifiche, presso i Centri diurni territoriali.

 Casa Famiglia di Via Sodini (dal 2003).

 La casa è vicina alla comunità di Castel di Guido e rappresenta pertanto l’opportunità di proseguire e verificare programmi personalizzati di autonomia per quegli utenti in grado di tollerare una parziale separazione dalla Comunità. La presenza a tempo parziale degli operatori consente di verificare il percorso di autonomia, offrire un sostegno psicologico e stimolare ed accompagnare verso una vita sociale fuori per contrastare l’isolamento del Borghetto di Castel di Guido.

Comunità Alloggio “Montespaccato”, Via Bondi 42 (dal Maggio 1998).

 Inserita in un condominio di case a schiera, questa Comunità Alloggio consente a 6 utenti ( misti) con una forte istituzionalizzazione di recuperare autonomie quotidiane e uscire dai circuiti dei ricoveri. La Comunità è gestita in convenzione con la ASL RM/E con la partecipazione economica degli utenti, senza personale ASL.. La struttura è stata autorizzata dalla Regione Lazio ai sensi della Legge 351 con protezione sulle 24 ore. Il DSM ha ritenuto che i pazienti inseriti avevano necessità di una assistenza ridotta riportata a 12 ore diurne. E’ un luogo di passaggio/ laboratorio dove l’utente può verificare o costruire la possibilità di una vita più autonoma in relazione alle sue capacità. Sono previsti interventi riabilitativi sui molteplici aspetti della quotidianità e la possibilità di attivare soluzioni differenziate per i progetti terapeutici individuali. Si propone una organizzazione del lavoro che valorizzi l’utente nei processi decisionali in un percorso di restituzione della contrattualità. L’obbiettivo generale della comunità non è di fornire un ambiente di vita sostitutivo dell’istituzione o della famiglia, ma un ambiente attivatore delle potenzialità degli ospiti, agendo direttamente sul contesto materiale e organizzativo ma di conseguenza anche sul piano psicologico e dinamico.

 Casa Famiglia di Via Labia (dal Luglio 2005).

Nata per consentire a 5 persone di proseguire il loro progetto di reinserimento sociale. L’assistenza per fasce orarie affidata alla cooperative sostiene e accompagna gli ospiti in tutti gli aspetti della quotidianità.

UOC XIX

Servizio U.O.R.A (dal 1999).

L’Unità Operativa Residenze Abitative nasce all’interno del DSM ASL RME Modulo XIX nell’Ottobre 2005 ed è solo nel 1999 che la cooperativa è chiamata a collaborare con l’introduzione di educatori. Il servizio si inserisce in un percorso fra le opportunità risorse che il DSM offre al paziente insieme all’intervento ambulatoriale, residenziale, semiresidenziale ecc.. Non può rispondere direttamente a quei bisogni di residenzialità protetta e stabile nelle 24 ore. Gli interventi sono degli atti psicoterapeutici e non assistenziali. E’ una tappa nel processo terapeutico riabilitativo di ciascun paziente. In queste case dovrà prosegue lo sforzo terapeutico di sollecitarlo ad un cambiamento, proporzionato alle sue capacità psichiche del momento. Le Case, una diecina, sono di piccole dimensioni ed ospitano non più di quattro pazienti . Ad ogni micro-struttura corrisponde una micro-equipe, responsabile del suo funzionamento e indipendente dalle altre equipe. La comunicazione indispensabile si realizza tra i terapeuti e i stessi pazienti Nelle riunioni settimanali presso la sede centrale del DSM si elaborano le esperienze fatte col paziente, al domicilio, al servizio, sul territorio. A oggi sono circa 35 gli utenti sostenuti a casa con interventi personalizzati Il nostro operatore ha una funzione centrale poiché prevalentemente svolge un ruolo di mediatore, coordina la quotidianità e l’uso del denaro. I pazienti non ricevono a casa alcun servizio che possono trovare fuori nel quartiere. È un servizio molto dinamico ad alta integrazione con il servizio pubblico e garantisce il buon andamento e un buon esito della restituzione sociale degli utenti del territorio.

 Comunità di Via P. Gasparri (dal 1997).

 Nata nel 1997 anticipa il superamento del manicomio. La comunità che ospitava all’origine, 10 uomini è stata affidata alla sola Cooperativa sotto la responsabilità di uno Psichiatra e di uno psicologo della ASL RME. Dopo un anno il nostro personale è stato dimezzato per l’inserimento degli infermieri della ASL. Gli utenti molto cronici hanno avuto necessità di un intervento essenzialmente di ordine cognitivo ed educativo al fine di ricostruire tutti gli aspetti della cura del sé e del contatto con il territorio e i suoi servizi. Nel corso degli anni sono stati dimessi ed inseriti utenti più giovani che hanno richiesto un intervento più complesso. La struttura ha sofferto di difficoltà strutturali ed è stata ridimensionata nel numero degli ospiti.

UOC XX V

 Antonino di Giorgio (dal 1999).

 Nata nel 1999 la struttura a bassa protezione ospita sei pazienti giovani adulti provenienti da precedenti esperienze comunitarie con gravi patologie e accomunati da una relativamente lunga storia psichiatrica alla spalle. La cooperativa gestisce l’assistenza a sostegno di progetti terapeutici riabilitativi personalizzati, organizzata per fasce orarie, favorendo percorsi di autonomia personale, accompagnando e sostenendo l’inserimento nel sociale. Si propone anche di comprendere e contenere la sintomatologia psichiatrica dei singoli utenti, e contribuire alla riappropriazione dei diritti sociali. A partire dai progetti personalizzati l’attività degli operatoti si snoda attraverso una precisa organizzazione della vita quotidiana, legata ad una più regolare e adeguata gestione dei tempi di vita, nel rispetto dell’età e delle condizioni fisiche e psichiche degli utenti. Le attività quotidiane costituiscono l’ossatura dell’intervento socio riabilitativo rinforzando l’utente sulla responsabilizzazione degli spazi abitativi,la cura del sé, la riabilitazione e l’inserimento sociale. L’obiettivo primario di tipo socio riabilitativo è quello di promuovere e migliorare un livello maggiore di autonomia abitativa intesa nei termini della capacità di gestire autonomamente compiti e funzioni che comportano il “vivere” in una casa, con un grado “sempre più evoluto” di proprietà dello spazio in cui si vive.

Villa Alda (dal 2005).

 Nata nell’ambito del superamento del manicomio la comunità, a sola gestione asl , ospita 16 donne con una storia di cronicità molto alta . Nel 2005 la Cooperativa è stata chiamata ad integrazione del personale dipendente essenzialmente con l’inserimento di infermieri poiché gli aspetti di cura per queste donne sono prevalentemente di ordine sanitario.

Comunità di Convivenza di Via Valle della Storta (dal 2002).

 È autorizzata ai sensi della Legge 351 della Regione Lazio. La gestione è della Cooperativa in relazione con i servizi mandatari e relativi protocolli d’intesa con le ASL. Il 1° Ottobre del 2002 ha accolto 3 donne e 2 uomini provenienti da Comunità terapeutiche consentendo loro in questo modo un ulteriore percorso verso un possibile reinserimento territoriale. La modalità d’intervento e l’organizzazione del lavoro è simile all’intervento delle case della ASL RMC. La nostra presenza per fasce orarie è strutturata in modo da consentire l’accompagnamento degli ospiti in tutte le loro necessità quotidiane. La responsabilità clinica rimane presso gli invianti del DSM. La Cooperativa ha nominati un responsabile della struttura (uno psicologo ) e un medico responsabile degli aspetti igienico sanitari. L’ambiente molto tranquillo ha consentito l’apprendimento di tutti i gesti utili alla gestione della quotidianità ed tra breve tre ospiti andranno a vivere insieme in una casa vicina. La comunità base consentirà un monitoraggio delle condizioni di vita e si farà garante una adeguata di una buona qualità di vita. L’operato di questi 4 anni ha consentito a tre utenti di proseguire in libertà “vigilata” un ulteriore segmento del loro programma presso una casa con assistenza ridotta( tra breve).

AIA: Area Intercircoscrizionale dell’adolescenza (dal 2000).

 L’AIA è stata istituita nel Dicembre 2000 nell’ambito del DSM della ASL RME per occuparsi in modo mirato e specifico di utenti dell’età adolescenziale e giovani adulti, con lo scopo non solo di fornire una risposta a situazioni caratterizzate in senso propriamente psicopatologico ma anche di provvedere a tutte quelle condizioni di disagio psichico in senso lato, svolgendo una importante azione di prevenzione e promozione della salute mentale. La struttura complessa si occupa di prevenzione cura e riabilitazione dei disturbi psicologici attraverso un insieme coordinato di servizi ed attività finalizzate a fornire una risposta integrata in collaborazione con altri servizi sanitari in un ambito territoriale che include tutta la Asl RME. Destinatari diretti dei diversi servizi sono gli adolescenti e i giovani adulti e il servizio si rivolge a tutti i studenti delle scuole superiori dello stesso territorio . Destinatari indiretti degli interventi sono le famiglie e i docenti delle scuole coinvolte. L’Area si articola in specifiche unità operative: un Centro Diurno, una residenza temporanea protetta , una casa famiglia e il presidio territoriale. La Cooperativa collabora alla co-gestione di tutte le unità. Lo scopo del progetto personalizzato per ogni adolescente ospite deve essere definito in forma scritta prima dell’ammissione e concordato con tutte le parti coinvolte (èquipe del CDT/RTP, referente del servizio inviante, utente e nucleo familiare/tutore). Il periodo di permanenza deve essere il più breve possibile programmando una data di dimissione provvisoria fin dall’ingresso nella RTP. Il ricovero è possibile non oltre i tre mesi e rinnovabile solo dopo una approfondita analisi della situazione. Ogni attività é pensata in modo da favorire, attraverso l’organizzazione degli spazi, dei tempi e dei ruoli, un ambiente adeguato ai bisogni terapeutici e di autonomizzazione degli utenti. I vincoli e le possibilità legate al contesto familiare non possono essere disgiunti da progetti che prevedono cambiamenti nella vita degli utenti come il raggiungimento di una maggiore autonomia personale e sociale ed il conseguente sviluppo delle capacità relazionali. L’attivazione di una rete sociale come strumento necessario per promuovere nuove conoscenze, attivare punti di riferimento diversi, favorire la formazione di gruppi per il tempo libero, facilitare l’inserimento educativo/lavorativo. Il collegamento e il confronto con altre strutture territoriali che intervengono sulla stessa fascia di età al fine di uno scambio di esperienze e d’integrazione. A quelle che sono le iniziative per l’utente verso l’esterno, seguono una serie di attività che si svolgono all’interno della struttura e che si differenziano per gli ospiti che risiedono in RTP e quelli che frequentano il CDT. Queste attività possono essere strutturate - ed è senz’altro il caso dei Laboratori o della riunione del Gruppo Utenti (incontro settimanale tra un responsabile della struttura, un operatore, gli utenti) - oppure informali come il pranzo, la merenda, le gite nei weekend, eccetera. Naturalmente ci sono molti momenti di compresenza tra utenti del CDT e utenti della RTP anche se con quest’ultimi il rapporto é diversamente caratterizzato e l’operatore partecipa e coordina attività propriamente legate alla gestione dello spazio residenziale. L’attività espressiva strutturata, proposta all’adolescente rappresenta un’occasione preziosa di rapporto e di scambio. Essa consente di manifestare e vedere accolte ed espresse le specificità di ciascun utente in termini di desideri, emozioni, aggressività e angosce, rivelandosi un ottimo strumento di lavoro. La regolarità e la presenza degli operatori che conducono i laboratori contribuiscono nel dare a questa esperienza una forte solidità all’interno della struttura. L’operatore della cooperativa assume un ruolo do osservatore privilegiato delle strategie che l’adolescente adotta nella gestione della propria quotidianità, dei ritmi biologici, della disponibilità relazionale, dei propri bisogni di attaccamento. È con l’operatore che l’adolescente condivide la maggior parte del tempo trascorso in struttura, è quindi il soggetto principale delle interazioni e delle conversazioni tramite le quali la struttura può effettuare l’intervento sull’adolescente e sulle le sue relazioni con le persone in contesti extra familiari. L’operatore attraverso il suo atteggiamento si propone di sostenere e stimolare l’acquisizione di nuovi modelli e capacità dell’utente e costituire occasione di investimento verso il nuovo, contribuendo alla costruzione di un ambiente il più possibile terapeutico.

CENTRI DIURNI

Centro Diurno di Via Montesanto (dal 2003).

 Dal 2003 gli operatori della Cooperativa collaborano per la gestione del Centro Diurno di via Montesanto. Si tratta di una struttura intermedia, caratterizzata da un sistema di cura e da una presa in carico integrata tra CSM, CD, e la vita stessa del paziente, intermedialità tra un prima di totale accudimento ed un dopo di maggiore autonomia; tra la solitudine ed una vita di relazioni soddisfacenti. Un obiettivo che sottende alla realizzazione di una struttura intermedia di questo tipo è rappresentato dal riuscire, inserendosi in una rete integrata, a far utilizzare ai pazienti le risorse sociali e culturali di cui dispone il tessuto cittadino per attivare percorsi reali di integrazione e crescita in una comunità non protetta, che spesso ancora oggi rifiuta ed emargina. Questo Centro Diurno è pensato per rispondere ad uno specifico bisogno quello di un luogo dove gli utenti (specie i più giovani) attraverso il “fare con” e lo “stare assieme” possano sperimentare una vicinanza affettiva, una relazione continuativa, uno spazio che sappia accogliere e lasciar andare per poi di nuovo accogliere. Un luogo dove i giovani con seri quadri clinici possano sentirsi accettati, dove portare la loro aggressività il loro mondo interno, dove poter trasformare l’energia distruttiva in potenziale creativo. La varietà di laboratori previsti dal CD, la flessibilità della struttura stessa fanno di questo centro un luogo di cura e riabilitazione non solo per i pazienti psicotici cronicizzati e lungo assistiti, ma anche per le “nuove patologie” (borderline, disturbo antisociale…). La tipologia d’utenza a cui si rivolgerà questo servizio sarà eterogenea per età e per patologia (schizofrenia, disturbi schizoaffettivi, disturbi di personalità, disturbi dell’umore). Il servizio, lontano da logiche assistenziali, si propone, in concerto con la struttura pubblica, di fornire in modo adeguato, un supporto integrato e coerente. Nello specifico, il CD si avvale della collaborazione di personale della cooperativa che affianca il personale di ruolo in tutte le attività previste dal centro diurno. Gli operatori come referenti di alcuni laboratori, hanno una funzione di mediazione e continuità di rapporti tra conduttori e responsabili, tra conduttori ed utenti. In maniera congiunta con gli operatori Asl, gli operatori di cooperativa si occupano anche di alcuni aspetti organizzativi al fine di ottimizzare energie e risorse per un più congeniale metodo di lavoro. L’equipe multiprofessionale ha la possibilità di distribuire il carico di lavoro, valorizzando le predisposizioni e le attitudini del singolo in modo che le qualità di ciascuno trovino applicazione nell’adempimento dei vari servizi: laboratori espressivi, socializzanti e ricreativi, segreteria, epidemiologia, contabilità, visite domiciliari, primo contatto ed accoglienza dei nuovi utenti (per una graduale conoscenza ed inserimento nella struttura), organizzazione delle feste, degli spettacoli, la partecipazione ai soggiorni, le riunioni d’equipe, le supervisioni sui laboratori e su casi clinici e non meno importanti le visite domiciliari agli utenti.

Centro Diurno Via Ventura (dal 1999).

 nato per utenti con disagio psichico grave offre attività di accoglienza, e laboratori espressivi. La cooperativa collabora alla sua gestione dal 2000. Il Centro Diurno di via Ventura ha come finalità l’essere un luogo che accoglie, contiene e cura pazienti in situazioni di crisi o post crisi. Trattare i momenti più gravi del disagio psichico dell’utente in una struttura semi-residenziale e non di ricovero ospedaliero è l’occasione per conoscere la patologia dell’utente, comprendere la crisi, intessere relazioni di fiducia, affettivamente significative, e tentare un’aggancio anche con quei pazienti poco collaborativi. Luogo organizzato dove si svolge una quotidianità ordinata e controllata, all’interno di una cornice di regole condivise, di cui il paziente può riappropriarsi, luogo mentale e fisico per “ridare senso” alle azioni e ai pensieri, senso che nei pazienti gravi è completamente perso. Di fatto il Centro Diurno non risponde, semplicisticamente, al bisogno di contenimento, ma è parte integrante del progetto terapeutico-riabilitativo del singolo paziente. Ciò rende imprescindibile che il centro diurno sia in integrazione e interazione continua e costante con le linee progettuali del D.S.M.. Le attività (tutte in collegamento fra di loro) sono finalizzate a favorire percorsi terapeutici, spazi ricchi di relazioni interpersonali, in cui si cerca di dare senso alla sofferenza psichica, ascolto, sostegno, contenimento dell’ansia, dell’angoscia e delle parti fragili e aggressive. Il paziente sente di essere inserito in una piccola collettività che condivide, contiene e sostiene i suoi vissuti, siano essi sani e adeguati o patologici, deliranti, depressivi, maniacali, paranoici, ecc… La relazione di gruppo è potenzialmente il motore affettivo del centro diurno, che segnala e scandisce il sentimento di appartenenza, diventando al contempo obiettivo e strumento del progetto, viene incoraggiata la collaborazione tra i compagni, le dinamiche di auto-aiuto e la tolleranza reciproca. Possiamo affermare che i progetti terapeutici all’interno del Centro Diurno gravitano su tre poli strettamente collegati e che rappresentano in generale la funzione della struttura: contenere la crisi, curare e risocializzare. L’accoglienza del mattino, il momento del ritrovarsi dopo la separazione della sera precedente tra il gruppo di utenti e il gruppo di operatori. Un’accoglienza accompagnata dal rituale di condivisione della prima colazione e seguita dalla scrittura di un diario individuale, dove ogni utente racconta qualcosa di sé ricordando il giorno precedente; Il laboratorio semi-professionale o più spiccatamente espressivo, insieme alle attività meno strutturate di tipo ricreativo (interne o esterne) e a quelle di cura degli spazi comuni, costituiscono il momento centrale della mattina e del pomeriggio: Laboratori Diario e la Scrittura Disegno-Pittura Bigiotteria Espressività corporea e Teatro Cinema Lettura di giornali Attività sportive Laboratorio di calcio Uscite in città Corvées.

 Centro Diurno Via Borromeo (dal 2003).

 È un centro che lavora essenzialmente con l’idea di preformazione per consentire quindi inserimenti lavorativi presso una cooperativa integrata del quartiere . Collaboriamo con l’intento di sostenere gli utenti in questo percorso ad integrazione del personale già operativo. L’operatore accompagna l’utente nel suo inserimento accogliendo le sue difficoltà nell’apprendere un lavoro, nella frequentazione regolare . Lo stimola a partecipare ai confronti con i compagni di lavoro e ad elaborare sconfitte e litigi. Nel rispetto dei suoi tempi di persone che presenta comunque reali difficoltà si tenta la via della restituzione sociale tramite il lavoro in gruppo dove incontra la normalità di persone più capaci e competenti.

Servizio UODCA (dal 2005).

 Il servizio che si svolge sempre presso la ASL RM E è effettuato da un nostro operatore psicologo specializzato nei disturbi dell’alimentazione. I pazienti sono giovani del territorio con problemi psichici e relativi all’assunzione di cibo e vengono seguiti con un servizio diurno sotto la responsabilità di una psichiatra.

 Centro Diurno di Via S. Godenzo (dal 1992).

 È un Centro Diurno Terapeutico che ha in cura 30 pazienti, prevalentemente, in età giovanile. Il Centro svolge due importanti funzioni: 1) accoglie pazienti psichiatrici molto gravi in momenti di acuzie o di chiusura psicotica. Per questi pazienti si svolge un programma riabilitativo centrato sulla “presa di carico” totale. I pazienti vengono tutti i giorni dalle 9 alle ore 18. Si cerca di creare per loro un clima caldo e rassicurante che contenga l’ansia e aiuti l’espressione di sé. Pertanto si lavora per creare un gruppo che condivida la quotidianità, si svolgono attività di carattere socio-riabilitativo finalizzate alla risocializzazione, alla cura del sé, all’acquisizione di autonomia. Inoltre, vengono proposti Laboratori espressivi come quello di Teatro, Pittura, Scrittura e Video. 2) Si occupa del proseguimento dei percorsi riabilitativi già svolti dal Centro Diurno nella prima fase dell’Accoglienza, o anche si rivolge a pazienti con maggiori capacità di autonomia attraverso la proposizione di attività finalizzate all’apprendimento di competenze più specifiche. Quindi vengono svolti, in contesti diversi dal Centro, utilizzando anche la sede della Cooperativa, Attività di Giardinaggio, d’Informatica, di Cucina, di Segretariato. Sono attività che mettono in gioco le capacità e le attitudini personali e preparano all’inserimento in Corsi di Formazione o anche all’inserimento in ambiti di lavoro protetto. La Cooperativa collabora alla conduzione del Centro, dall’anno 1992, in convenzione con il Comune di Roma: Gli operatori che vi lavorano sono 9 , svolgono un monte orario settimanale di 126 ore complessive. Si occupano delle attività socio-riabilitative e della conduzione dei Laboratori Espressivi e delle Attività Formative. Nel corso dell’anno si sono consolidate le esperienze di formazione del Segretariato, Computer, e Catering. Il Centro Diurno è un luogo con un alto numero di dimissioni e di inserimenti. Nel Dicembre 2001 è nata la Cooperativa integrata di tipo B che consente ai pazienti di proseguire un loro percorso formativo verso l’inserimento lavorativo. Purtroppo , al momento tale esperienza non ha ancora uno sviluppo significativo. Dal 1 Luglio 2004 la Cooperativa integrata ha assorbito parte del progetto – quello che riguarda la formazione lavorativa con inserimenti di disabili – a carico del Comune di Roma. Aelle-Il Punto ha mantenuto la gestione socio-sanitaria a carico della ASL.

 
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